undergroundpiovese

la scena musicale della saccisica

'opera' di Giovanni Morbin esposta in questi giorni alla fiera Artissima di Torino (poi tolta, ufficialmente venduta).

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Ray Comment by Ray on November 20, 2008 at 9:15am
Di fatto NON c'è una didascalia, che cmq dovrebbe essere grande come una casa. Perché se ci fosse, il furbo gioco messo in piedi dall'autore non starebbe in piedi.

Tutto è perfettamente chiaro e inequivocabile, ma sotto scrivi di non volere una mostra di segnali stradali, cioè di segni chiari e inequivocabili. Mah.
Io personalmente posso accettare l'ambiguità per qualsiasi cosa, tranne che sui temi etici. Ma sono opinioni.

E cmq, quando gli chiedevano che risultati avesse ottenuto con quel viaggio, Cristoforo Colombo rispondeva che era arrivato in India.
Ray Comment by Ray on November 16, 2008 at 12:12am
Non sono d'accordo, Livio. Se tu l'avessi trovato chiaro e inequivocabile, non saresti andato in cerca di quello che il suo autore dice che è, per capirlo.


QUESTO è un messaggio chiaro e inequivocabile, perchè la nostra cultura ha codificato il cerchio rosso attorno a un oggetto e una barra ad esso sovrapposta come "divieto di", "no a".
Una svastica di marmo (o quello che è) con sopra degli ameni fiorellini di campo non è, se permetti, un messaggio chiaro e inequivocabile.
A me non piace quando per capire un'opera devo andare a farmela spiegare da qualcuno, peggio ancora dal suo autore. Quantomeno significa che c'è qualche difetto di comunicazione, da qualche parte.
Magari si può contestualizzare, questo sì, e hai fatto bene tu che l'hai fatto e male io che no. Però ripeto, le dichiarazioni di un autore fanno parte del contesto, cioè sono utili in vista dell'interpretazione. Del contesto, non del testo: utili, non esaustive. Il testo è lì davanti ai tuoi occhi.
Certo, non tutte le interpretazioni sono possibili: per esempio è difficile sostenere che le Piramidi d'Egitto siano espressione di una società democratica o che I Promessi Sposi sia in realtà un testo esoterico legato alla cultura marziana che colonizzò il Brasile nei primi anni del '900. Ce ne sono di plausibili, di forzate, di strumentali, di francamente ridicole.

Nel nostro caso, personalmente mi sento vicino all'interpretazione data da Diego, cambiata però di verso: l'orrore della purezza, della perfezione, della normalità (significato a mio parere molto più forte de la nomalità dell'orrore, come vorrebbe il suo autore: sono due cose diverse). Ma non è per nulla chiaro se l'autore stia condannando tutto questo o se invece stia dando una strizzatina d'occhio.
Chissà quanti nostalgici (le evidenze sembrano ammettere che ce ne sono) vedranno - con lacrime di gioia - in quell'installazione una celebrazione del nazionalsocialismo.
Stupidi, ottusi, ignoranti, si dirà, non hanno capito l'autore.
Può darsi, intanto hanno capito benissimo l'opera. E il punto è proprio che Morbin questo lo sa, anche data per buona la veridicità della sua intenzione: lo sa benissimo e volontariamente non se ne sta prendendo la responsabilità! Anzi, si sta divertendo, e ci sta guadagnando!
Perciò non è tanto il fatto che non credo alla sua dichiarazione (ho i miei dubbi, ma questo è un altro discorso, che ha a che fare più col modo in cui nelle nostre società si fanno passare dei simboli fascisti mantenendone la distanza a livello formale). E' piuttosto che non ho grande stima di una persona che si fa pubblicità e incassa diversi soldini (da quel che ho capito, nel mercato del settore un'opera così va via in tempo zero) con la classica provocazione ambigua. Ambigua politicamente e moralmente. Ambigua perché non esplicita, intenzionalmente e per la stessa natura del linguaggio utilizzato.
E sia come persona che ha una precisa posizione politica sia come essere umano, non posso accettare l'ambiguità riguardo a crimini contro l'umanità.

Infine, ancora più fastidio mi dà quando operazioni come queste vengono spacciate sotto la campana di vetro dell'Arte, un universo nobile, mitico e mistico dove non valgono le regole che valgono sulla Terra. A mio parere: stronzate.
Gionspenser Comment by Gionspenser on November 15, 2008 at 5:32pm
ti sei spiegatissimo e grazie per le nozioni
ti giuro che tutt'ora odio il fatto di aver frequentato un istituto tecnico industriale anche se uno la cultura se la può fare tranquillamente fuori della scuola. Pigrizia mia.

comunque non sono molto critico sull'opera o per lo meno glisso sull'intentio autoris che potrebbe benissimo essere un abile esperto di marketing ed avere di mira solo il conto in banca e mi focalizzo su una mia sensazione.
Chiamala intentio operis o intentio lectoris ma quell'opera rappresenta il nazismo più della svastica stessa che ricordo comunque essere originariamente un simbolo positivo.
Il mascherare un oggetto terrificante con un aspetto piacevole è tipico del nazismo. Un esempio ne è la scritta "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi) messa all'ingresso dei campi di concentramento e comunque Goebbels ne fece largo uso nella sua propaganda.

Credo che se si guarda a quest'opera da questo punto di vista si scatenino riflessioni sull'oggi e su quanti orrori ci sono venduti quotidianamente come utili, piacevoli e indispensabili.
Ray Comment by Ray on November 15, 2008 at 4:00pm
In soldoni, intendo dire che un autore non ha mai il controllo totale dei significati di una sua opera. Sicuramente è importante ciò che egli dichiara di voler dire con essa (intentio autoris), in questo caso quello che ha scritto Livio sopra. Ma l'opera è portatrice anche di significati propri, senza che l'autore ne abbia volontà o nemmeno coscienza (intentio operis). Senza contare poi le plurime interpretazioni differenti che di un testo possono venire fatte dal suo fruitore (intentio lectoris), fondate di più o di meno fino al vero e proprio uso di un testo.
Ho banalizzato molto, ma il succo è più o meno questo.

Ovviamente codesto Morbin queste cose le sa. Come sa benissimo che un linguaggio non-simbolico (cioè quando a un segno corrisponde un insieme finito e codificato di significati: ad es. la lingua italiana) come quello figurativo si presta, per sua natura, alla polisemìa.

Faccio un esempio: quando dico la parola cane posso riferirmi al comune quadrupede, o magari a un pessimo attore, o magari ad una persona che considero moralmente vile o spregevole. Ma difficilmente si potrà sostenere che mi sto riferendo a un pollo, a un astronauta in pensione o alla rivoluzione francese, a meno che io e il destinatario del mio messaggio non ci siamo appositamente accordati su un linguaggio in codice in cui cane significa proprio, e per nostra esplicita scelta, pollo (o astronauta, o rivoluzione).
Invece per un film dell'Ispettore Callaghan con Clint Eastwood è legittimo sostenere che si tratta di un'opera reazionaria che inneggia all'ordine e all'uso della forza per sottomettere il più debole, oppure al contrario che si tratta di un'opera anarchica che esalta la libertà dell'individuo contro le istituzioni e le regole imposte dal potere. Si può essere d'accordo con l'una o con l'altra ma entrambe hanno la loro ragion d'essere, proprio perché il cinema è un linguaggio non codificato.

Tornando a bomba, si può a ragione sostenere che l'opera di Morbin è un omaggio alla svastica e a ciò che essa rappresenta, oppure un'allegoria di un mondo idilliaco dove regna la purezza, oppure un piangere la morte degli ideali del nazismo. Ed è proprio per l'impossibilità di escludere qualcuno dei suddetti significati che io condanno un'opera del genere, con l'aggravante che Morbin ha piena coscienza di questa impossibilità (chiaramente) e ci gioca.

Certo, quando vengono a chiedergli, e solo quando vengono a chiedergli, di spiegarsi (per forza di cose, visto che l'opera non ha, volontariamente e necessariamente, un significato univoco), allora dichiara che si tratta della banalità del male e della sua rimozione dalla coscienza collettiva. Sì, va bene, grazie. Di sicuro non mi aspettavo che dicesse "Sì, sono fascista, mi stanno sul cazzo i negri, mi piace Hitler e i suoi ideali di dominio e purezza... e allora?"
Intanto, qualsiasi sia la sua fede politica, fa girare l'immagine potentissima (questo lo riconosco) di una svastica enorme decorata da graziosi fiori di campo. Se fossimo nell'800 direi che è un grande artista.
Ma siamo nel ventunesimo secolo, e dico che è un furbo pusillanime che gioca con l'ambiguità.

Mi suso per le semplificazioni, ma spero di essermi spiegato.
Gionspenser Comment by Gionspenser on November 14, 2008 at 9:32pm
non ho capito un cazzo...
ma va bene lo stesso...
oddio, potrei sfruttare wikipedia ma non ne ho voglia
ste cose le sai o non le sai e io non le saccio :|

sa vuoi ti dico la mia opinione sul primo principio della termodinamica
Ray Comment by Ray on November 14, 2008 at 7:43pm
Beh, no... intentio autoris, intentio operis, intentio lectoris... :D
Gionspenser Comment by Gionspenser on November 14, 2008 at 7:19pm
"nozioni tecniche di semiotica interpretativa"

il famoso sesso degli angeli...
Ray Comment by Ray on November 13, 2008 at 8:54pm
Yaawn... sono tre giorni che ho in mente di rispondervi, ma sono pigro come un orsetto lavatore durante la stagione invernale, e avevo poca voglia di addentrarmi in nozioni tecniche di semiotica interpretativa. Cmq una risposta ve la devo, promesso...
Gionspenser Comment by Gionspenser on November 12, 2008 at 7:55pm
"L’autore dell’opera ha spiegato che il suo lavoro vuole esprimere la banalizzazione del male, che trasforma i simboli più atroci in involucri vuoti di cui nessuno parla più a sufficienza".
Goebbels trasformava i simboli più atroci in involucri belli da vedere...

Credo ci abbia preso, il Morbin.

Non so se l'arte sia morta o no. Il problema è che non so giudicare cos'è arte o cosa non lo è.
Michelangelo era un teologo, Caravaggio un critico della società
ma facevano lo stesso mestiere.
Non ne verrò mai fuori.

(così imparo a ficcarmi ancora in discorsi sull'arte, bastardo me)
robibreak Comment by robibreak on November 12, 2008 at 11:26am
vabeh non è nè il primo nè l'ultimo che utilizza "l'arte" per provocare (la metto fra virgolette perchè a me na cosa così mi fa solo schifo-igustiso'gusti vabbeh). certo è ambiguo il suo modo di porsi..i fiori crescono su cose vecchie e abbandonate è vero, ma da un altro modo di vedere la cosa si potrebbe dire che i fiori, se li ha messi lui, li ha messi PER NOSTALGIA di qualcuno-qualcosa che rimpiange. Quindi siamo punto e a capo. Certo è che ammettere una cosa del genere gli avrebbe causato non pochi guai..bah.
in ogni caso non che mi interessi particolarmente da che parte sta tizio (di teste calde ce n'è e ce ne saranno sempre), ma CHIAMARLA ARTE, questo sì mi interessa, e questo sì mi sembra troppo.

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